Don Nuccio Cannizzaro rinviato a giudizio per falsa dichiarazione al difensore, aggravate dall’aver favorito la ndrangheta
C’è anche Francesco Gullì, il direttore della Banca Popolare di Lodi in Reggio Calabria, tra i soggetti rinviati a giudizio nell’ambito dei procedimenti “Raccordo” e “Sistema”, ma, più in generale, per le vicende che ruotano attorno alla figura del boss di Condera-Pietrastorta, Santo Crucitti. Gullì, interrogato alcuni giorni fa in Procura e accusato dai pubblici ministeri Marco Colamonici e Stefano Musolino di concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe prestato la propria professionalità di direttore di filiale per agevolare le manovre economiche di Crucitti. Sono in tutto quattordici le persone che compariranno al cospetto del Gup Antonino Laganà il prossimo 30 marzo. Tra di esse, oltre a Gullì e a Crucitti, anche Mario Salvatore Chilà (braccio destro del boss), Sandrino Amedeo Aurora, Fortunata Loredana Barchetta, Antonino Gennaro Crucitti, Michele Crudo, Antonino Minniti, Carmine Polimeni, Domenico Polimeni, Domenico Suraci, Nicola Pellicanò, Consolato Marcianò e, inoltre, don Nuccio Cannizzaro, il parroco di Condera accusato di false dichiarazioni al difensore, aggravate dall’aver favorito la ‘ndrangheta e, in particolare, proprio il boss Crucitti.
Sono state dunque riunificate le indagini “Raccordo” e “Sistema”, condotte dalla Dda di Reggio Calabria a distanza di qualche mese, che hanno per protagonista Santo Crucitti, uomo egemone sui rioni Condera e Pietrastorta, ritenuto vicino al cartello capeggiato dal potentissimo clan De Stefano. Proprio a pochi giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare, sarà proprio lui l’imputato principale al cospetto del Gup Laganà. Le indagini dei pm antimafia sarebbero riuscite a svelare le attività economiche e criminali di Crucitti, messe in atto soprattutto tramite la società Fin Reggio e con il controllo della Planet Food. Business che avrebbero permesso a Crucitti di spostare una quantità non indifferente di quattrini, anche grazie alla presunta complicità di Gullì, non coinvolto nei blitz di qualche mese fa, ma adesso gravato dalla pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nome altisonante coinvolto nell’indagine è inoltre quello di Michele Crudo, genero del mammasantissima Giovanni Tegano e già condannato a una pena pesantissima nell’ambito del procedimento “Agathos”.
A destare particolare interesse, però, è la presenza nell’elenco dei soggetti rinviati a giudizio di don Nuccio Cannizzaro, prete molto conosciuto in città, parroco di Condera, ma anche cappellano dei vigili urbani e, soprattutto, cerimoniere personale dell’Arcivescovo Vittorio Mondello. La figura di don Nuccio emerse già nelle indagini per far luce sulle minacce subite dall’imprenditore Tiberio Bentivoglio, cui furono posti diversi ostacoli per la costituzione di un’associazione culturale nella zona di Condera. Proprio per favorire Crucitti e Chilà, a cui Bentivoglio era sgradito, il parroco avrebbe reso dichiarazioni false all’avvocato Emanuele Genovese, che in quel caso difendeva proprio Chilà. Nella torbida storia (datata ormai di diversi anni) emerse anche la figura di Pasquale Morisani, a quel tempo giovane rampante politico reggino, che in una conversazione definì Bentivoglio (persona che attualmente vive sotto scorta per aver subito un tentato omicidio) “un viscido”. Successivamente Morisani, oggi assessore comunale, verrà intercettato proprio insieme al boss Crucitti a parlare di voti e di spartizioni territoriali della ‘ndrangheta. Non verrà, comunque, mai iscritto nel registro degli indagati.








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