Don Nuccio Cannizzaro rinviato a giudizio per falsa dichiarazione al difensore, aggravate dall’aver favorito la ndrangheta

di admin, 19 marzo 2012 17:12

di Claudio Cordova –

C’è anche Francesco Gullì, il direttore della Banca Popolare di Lodi in Reggio Calabria, tra i soggetti rinviati a giudizio nell’ambito dei procedimenti “Raccordo” e “Sistema”, ma, più in generale, per le vicende che ruotano attorno alla figura del boss di Condera-Pietrastorta, Santo Crucitti. Gullì, interrogato alcuni giorni fa in Procura e accusato dai pubblici ministeri Marco Colamonici e Stefano Musolino di concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe prestato la propria professionalità di direttore di filiale per agevolare le manovre economiche di Crucitti. Sono in tutto quattordici le persone che compariranno al cospetto del Gup Antonino Laganà il prossimo 30 marzo. Tra di esse, oltre a Gullì e a Crucitti, anche Mario Salvatore Chilà (braccio destro del boss), Sandrino Amedeo Aurora, Fortunata Loredana Barchetta, Antonino Gennaro Crucitti, Michele Crudo, Antonino Minniti, Carmine Polimeni, Domenico Polimeni, Domenico Suraci, Nicola Pellicanò, Consolato Marcianò e, inoltre, don Nuccio Cannizzaro, il parroco di Condera accusato di false dichiarazioni al difensore, aggravate dall’aver favorito la ‘ndrangheta e, in particolare, proprio il boss Crucitti.

Sono state dunque riunificate le indagini “Raccordo” e “Sistema”, condotte dalla Dda di Reggio Calabria a distanza di qualche mese, che hanno per protagonista Santo Crucitti, uomo egemone sui rioni Condera e Pietrastorta, ritenuto vicino al cartello capeggiato dal potentissimo clan De Stefano. Proprio a pochi giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare, sarà proprio lui l’imputato principale al cospetto del Gup Laganà. Le indagini dei pm antimafia sarebbero riuscite a svelare le attività economiche e criminali di Crucitti, messe in atto soprattutto tramite la società Fin Reggio e con il controllo della Planet Food. Business che avrebbero permesso a Crucitti di spostare una quantità non indifferente di quattrini, anche grazie alla presunta complicità di Gullì, non coinvolto nei blitz di qualche mese fa, ma adesso gravato dalla pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nome altisonante coinvolto nell’indagine è inoltre quello di Michele Crudo, genero del mammasantissima Giovanni Tegano e già condannato a una pena pesantissima nell’ambito del procedimento “Agathos”.

A destare particolare interesse, però, è la presenza nell’elenco dei soggetti rinviati a giudizio di don Nuccio Cannizzaro, prete molto conosciuto in città, parroco di Condera, ma anche cappellano dei vigili urbani e, soprattutto, cerimoniere personale dell’Arcivescovo Vittorio Mondello. La figura di don Nuccio emerse già nelle indagini per far luce sulle minacce subite dall’imprenditore Tiberio Bentivoglio, cui furono posti diversi ostacoli per la costituzione di un’associazione culturale nella zona di Condera. Proprio per favorire Crucitti e Chilà, a cui Bentivoglio era sgradito, il parroco avrebbe reso dichiarazioni false all’avvocato Emanuele Genovese, che in quel caso difendeva proprio Chilà. Nella torbida storia (datata ormai di diversi anni) emerse anche la figura di Pasquale Morisani, a quel tempo giovane rampante politico reggino, che in una conversazione definì Bentivoglio (persona che attualmente vive sotto scorta per aver subito un tentato omicidio) “un viscido”. Successivamente Morisani, oggi assessore comunale, verrà intercettato proprio insieme al boss Crucitti a parlare di voti e di spartizioni territoriali della ‘ndrangheta. Non verrà, comunque, mai iscritto nel registro degli indagati.

Reggio: La Dia colpisce i beni di Santo Crucitti. Sequestrata anche la palestra della Reggio ”bene”

di admin, 23 febbraio 2012 19:56

di Francesco Creazzo - La palestra più ‘’In’’ di Reggio Calabria, una piscina interna per l’aquagym, macchinari all’avanguardia e tornelli all’ingresso per agevolare il deflusso dei numerosi iscritti. C’è anche il centro sportivo ‘’Fitland’’ tra i beni sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia su ordine della Dda all’imprenditore Santo Crucitti, condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e accusato di essere il capo della ndrina del quartiere di Condera.
Le accuse che hanno portato al sequestro preventivo di stamane sono, oltre al 416 bis, quelle d’intestazione fittizia di beni e bancarotta, il tutto aggravato dal metodo mafioso.

12 milioni di euro è il valore complessivo dei beni sequestrati al 49enne Crucitti: tra queste, oltre alla già citata palestra intestata al nipote del presunto boss, anche una finanziaria (la Fin s.r.l.),
un’impresa edilizia individuale (la  Crucitti Antonio Gennaro), un immobile ad uso abitativo nella contrada di Pietrastorta, e, soprattutto, la Epi s.r.l.

Quest’ultima società è al centro anche delle operazioni ‘’Raccordo’’ e ‘’Pietrastorta’’, nelle quali, oltre alle manette strette attorno ai polsi dell’imprenditore reggino, fu indagato anche il sacerdote don Nuccio Cannizzaro per falsa testimonianza.

In particolare, la Epi sarebbe la principale società, attiva nell’edilizia, controllata da Santo Crucitti, e nella cui sede venne più volte intercettato durante colloqui poi finiti nelle occ delle operazioni sopra nominate e in quella chiamata ‘’Sistema’’ dello scorso novembre. Secondo gli investigatori, la Epi sarebbe ‘’lo strumento imprenditoriale attraverso il quale la cosca controlla il territorio e si accaparra profitti che altrimenti non avrebbe modo di acquisire”.

L’elenco completo dei beni sequestrati a Crucitti:

•    Capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della “EPI S.r.l.”, (“lavori generali costruz. edifici e lavori ingegneria civile”), con sede in Reggio Calabria;
•    Capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della “FIN. Reggio srl”, con sede legale a Reggio Calabria, esercente l’attività di “consulenza aziendale, elaborazione dati per conto terzi” e  “mediazione creditizia”;
•    quota di capitale di proprietà di CRUCITTI Antonino Gennaro e corrispondente parte del patrimonio aziendale (70%) della “FITLAND SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA A R.L.”, con sede in Reggio Calabria alla via Bruno Buozzi ;
•    intero patrimonio aziendale dell’impresa individuale CRUCITTI Antonino Gennaro, operante nel settore edilizio, con sede in Reggio Calabria ;
•    immobile ad uso abitativo sito in Reggio Calabria, loc. Pietrastorta, della superficie di circa 180 mq.; immobile  (fabbricati e locali per esercizi sportivi con fini di lucro) sito in Reggio Calabria  alla  via  Buozzi; immobile  (magazzini autorimessa) sito in Reggio Calabria  alla via B. Buozzi snc;
•    disponibilità finanziarie in corso di quantificazione.

(fonte www.strill.it)

Presentazione a Scilla del libro “Colpito: la vera storia di Tiberio Bentivoglio”

di admin, 14 febbraio 2012 08:17

Dopo il grande successo che ha avuto la presentazione del libro a Reggio Calabria, il coordinamento di Libera Scilla propone l’evento a Scilla.
Il libro racconta la storia di Tibero Bentivoglio, Tiberio è un commerciante colpito dalla ‘ndrangheta, un commerciante come tanti a Scilla.
Partecipare alla presentazione del libro e ascoltare la testimonianza di Tiberio potrebbe essere molto importante.
Sala conferenze – Casa della carità – Scilla (RC)

Lunedì 20 Febbraio

ore 17.00 Sala Conferenze – Casa della Carità

Scilla

In questa occasione sarà altresì possibile acquistare il libro

Colpito: la vera storia di Tiberio Bentivoglio.

di admin, 4 febbraio 2012 12:56

“… un grido di rabbia e di speranza, quello di Tiberio Bentivoglio. Queste pagine raccontano nel dettaglio le tappe di un calvario, come lo definisce Tiberio. Una storia di giustizia negata, purtroppo non l’unica nel nostro paese…”

( dalla prefazione di Don Luigi Ciotti)
Questo libro intende promuovere e sostenere le iniziative di Libera, Associazioni nomi e numeri contro le mafie nei diversi territori ed in particolare la campagna antiracket “ReggioLiberaReggio – la libertà non ha pizzo”

Il libro è disponibile presso la sede di Libera Reggio Calabria, via P. Pellicano 21 H, oppure inviando una e-mail a :

sostieni@libera.it

reggioliberareggio@gmail.com

sanitariaselia@gmail.com

daniela.pell64@gmail.com

“Reggio Libera Reggio” su degrado ed abbandono a Ciccarello

di admin, 31 dicembre 2011 09:21

Le Associazioni, i consumatori e le imprese aderenti alla campagna antiracket “Reggio Libera Reggio – la Libertà non ha pizzo” intendono denunciare, con il presente comunicato, quanto sta avvenendo nel rione Modena di Reggio Calabria, dove le cosche della zona continuano ad esercitare una pressione asfissiante sulle attività commerciali del posto, utilizzando la situazione di degrado ed abbandono in cui versa l’area di Ciccarello occupata dagli zingari. Specie in quest’ultimo periodo sono aumentati, infatti, gli episodi di furti e scippi ai danni di coloro che si recano a fare compere presso le attività commerciali ivi presenti, alimentando una strategia della tensione tra gli stessi consumatori finalizzata a piegare ed opprimere alcune realtà imprenditoriali sane che hanno fatto la scelta coraggiosa di aderire alla rete di “Reggio Libera Reggio”

Pertanto, “Reggio Libera Reggio”, pur applaudendo all’operato delle Forze dell’Ordine e della Magistratura grazie al quale, proprio in quella zona, si è assistito ad operazioni pregevoli che hanno portato all’arresto dei presunti capi delle cosche locali, intende ribadire come la liberazione di un territorio dal predominio mafioso passi non solo da tali azioni repressive, ma anche e soprattutto dall’esercizio di una costante e concreta azione di prevenzione da parte di tutte le Istituzioni preposte.
Ci si rivolge, quindi, a Prefettura, Amministrazione Comunale e Provinciale, Procura della Repubblica, Questura e Comando Provinciale dei Carabinieri, affinchè ognuno faccia la propria parte per la bonifica di quel territorio, che attualmente si trova assoggettato alle regole della criminalità organizzata.
Di tali regole si sta, infatti, parlando e non di meri “furtarelli” frutto dell’improvvida iniziativa dello “zingarello di turno”; della violenza e dell’intimidazione utilizzate dalla ‘ndrangheta come strumenti principali per l’affermazione del proprio controllo sul territorio…di ciò si deve parlare!
Con tale piena consapevolezza, “Reggio Libera Reggio” invita, infine, tutti gli aderenti alla campagna a recarsi presso le attività commerciali di quella zona ( vedi elenco sul sito www.reggioliberareggio.org ) per fare degli acquisti, non soltanto spinti dalla necessità, ma stavolta anche dalla responsabilità che ognuno di noi ormai deve assumersi al fine di riuscire finalmente a “liberare chi libero non è”.

Rizziconi: un calcio alla ndrangheta

di admin, 16 novembre 2011 09:22

Carissimi amici di ReggioLiberaReggio, , domenica scorsa a Rizziconi, un paese in provincia di Reggio Calabria, si è tenuta una manifestazione unica nel suo genere: la nazionale italiana di calcio campione del mondo 2006 ha svolto uno dei suoi allenamenti proprio a Rizziconi. E’ ovvio che l’avvenimento eclatante non è l’allenamento degli azzurri che già altre volte si sono recati in riva allo Stretto per disputare i loro incontri, ma il luogo in cui questo allenamento si è svolto : infatti la nazionale è stata accolta da un migliaio di persone in festa sulle tribune di un campo di calcetto che lo Stato ha sottratto alla ndrangheta e che non si riesce ad affidare ad alcuna gestione per paura di fare uno “smacco” alla ndrangheta. Ecco perché il segnale che Libera con Don Ciotti, la Figc e la nazionale italiana hanno voluto lanciare è davvero forte ed importante per il nostro territorio.

In questo blog abbiamo voluto riassumere un pò quella che è stata la giornata di Rizziconi, infatti in basso troverete la rassegna stampa, quella fotografica e quella video più un articolo redatto dall’inviato di Libera Nazionale.

Concludiamo con una frase che don Ciotti ha pronunciato proprio Domenica

” Il potere dei segni contro il segno del potere”

Rizziconi – un calcio alla ndrangheta -

di admin, 16 novembre 2011 09:14

(dell’inviato Francesco Grant) (ANSA) – RIZZICONI (REGGIO CALABRIA), 13 NOV - ‘Il piccolo Luigi che si e’ smarrito puo’ ritrovare il papa’ dietro la porta di Buffon’. Al campo di Rizziconi, erba sintetica e misure da calcetto, e’ una gran festa di paese con invitati speciali: gli azzurri di Cesare Prandelli. Fuori pero’ c’e’ un altro mondo. Quello che di questo terreno voleva fare una discarica per il malaffare e ora non accetta di lasciarlo al divertimento di giovani calciatori. Per questo Don Ciotti ha chiamato gli azzurri. Per gridare forte il suo messaggio, ‘un calcio a tutte le mafie’, e stavolta non e’ solo metafora. Fuori c’e’ la protesta di qualche padre della Piana di Gioia Tauro, dispiaciuto di non poter entrare e di lasciarsi sfuggire un autografo. Soprattutto c’e’ chi, all’ombra di un piccolo paese indifferente a tanto entusiasmo, ascolta l’eco di una domenica particolare e si prepara – assicura Don Ciotti – a rispondere gia’ da domani.

‘Oggi abbiamo allenato le nostre coscienze, i nostri valori’, dice orgoglioso Cesare Prandelli, rapido due mesi fa nell’accettare la richiesta di Libera e delle Acli: venite a inaugurare per la terza volta quel campetto sottratto alle ‘ndrine locali? Una toccata e fuga che ha acceso l’entusiasmo e soprattutto la speranza di mille persone; bambini in tricolore, i piccoli della scuola calcio dello Zen di Palermo, volontari della Protezione civile prima ordinati poi a caccia di autografi, e persino qualche agente con piccola reflex in tasca. Tra un gol di tacco di Balotelli e una foto ricordo con Buffon dalla rete di recinzione, c’e’ stato spazio per cori per l’assente Cassano o per il calabrese Gattuso, campione azzurro per ora a riposo e oggi arbitro del minitorneo tra azzurri. Si e’ cominciato con il messaggio di Don Ciotti (‘la mafia si combatte nel Parlamento a Roma), poi lo scambio di doni tra le autorita’ – Regione, Provincia, Questura, Diocesi – tutte schierate a centrocampo come una squadra anti-mafie. E infine il torneo di calcetto, con Balotelli, Osvaldo, Pirlo a divertirsi e divertire, giochicchiando e dandosi anche qualche strattonata.

Fino alla rovesciata finale di Marchisio, buona per assegnare alla sua squadra la vittoria finale. Il trofeo della giornata, fuor di qualsiasi metafora, e’ un altro. Tutto attorno, l’eccezionale apparato di sicurezza contava su cani antibomba, un elicottero in volo sulla zona, forze dell’ordine in gran numero. ‘E’ uno schiaffo per ‘loro’, sono certo che risponderanno’, ha urlato Don Ciotti, invitando tutti a fare attenzione perche’ la terza inaugurazione di un campo ancora senza nome (‘faremo un sondaggio tra le scuole di Gioia Tauro’) non cada nel vuoto, come dopo gli attentati delle precedenti due. ‘Ha ragione Don Ciotti – la risposta di Prandelli – C’e’ un domani, per questa gente e questo posto.Vogliamo dare continuita’ a questo giorno’. L’ha chiesta il prete coraggio di Libera. ‘La nazionale si federi con la nostra rete contro le mafie’, ha proposto, per poi chiarire che era una provocazione. ‘Di iniziative con Don Ciotti ne abbiamo fatte, e ne continueremo a fare: sul piano dei valori, siamo gia’ federati’, la risposta di Abete. Intanto il presidente dell’Us Acli, Marco Galdiolo, annunciava che al ritorno a Roma riunira’ Uisp e Csi per un piano organico di coinvolgimento dello sport, da portare a Figc e Coni: ‘Non finisce qui’.

E gli azzurri, per una volta, si sono sentiti appena appena all’altezza, mentre monsignor Bux, vescovo di Palmi, chiedeva di pregare per la conversione dei mafiosi. ‘Io mi sono sentito piccolo piccolo’, l’ammissione di Marchisio in un coro di disarmati auspici azzurri, perche’ la domenica speciale serva davvero. ‘Ero inebetito quando ha parlato Don Ciotti, ricordando che la mafia non e’ solo Calabria o Sicilia ma anche Nord’, ha aggiunto il centrocampista. ‘Don Ciotti e’ stato magnifico – ha raccontato Buffon – Non la solita litania o un po’ di retorica, ma parole vere. Che ci hanno commosso’. Come quando ha raccontato di essere andato a posare un fiore sulla tomba di Francesco Inzitani, 18/enne giovane di un imprenditore del posto condannato per appoggio esterno e poi pentitosi. O quando ad abbracciare gli azzurri in campo sono stati papa’ e mamma Gabriele, il cui Dodo’ fu ucciso su un campo di calcio a 11 anni. E’ stato silenzio assoluto. Dentro, e forse anche fuori dal campo di Rizziconi.

Rizziconi – un calcio alla ndrangheta – rass.stampa -

di admin, 16 novembre 2011 09:11

Ecco per voi, direttamente dal sito di Libera nazionale, la rassegna stampa che i maggiori quotidiani sportivi e non hanno fatto della giornata che la Nazionale Italiana di Calcio ha trascorso domenica 13 Novembre a Rizziconi allenandosi su un campo confiscato alla ndrangheta.

Cliccando sul link qui sotto potrete accedere alla rassegna stampa

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5492

Rizziconi: un calcio alla ndrangheta – foto -

di admin, 16 novembre 2011 09:08

Ecco per voi, direttamente dal sito di Libera nazionale, il resoconto fotografico della giornata che la Nazionale Italiana di Calcio ha trascorso domenica 13 Novembre a Rizziconi allenandosi su un campo confiscato alla ndrangheta.

Cliccando sul link sotto la foto potrete accedere alla rassegna fotografica

https://picasaweb.google.com/110520442376417544660/RizziconiUnCalcioAllaNdrangheta

Rizziconi: un calcio alla ndrangheta – video -

di admin, 16 novembre 2011 08:59

Ecco per voi, direttamente dal sito di Libera nazionale, il resoconto video della giornata che la Nazionale Italiana di Calcio ha trascorso domenica 13 Novembre a Rizziconi allenandosi su un campo confiscato alla ndrangheta.

Cliccando sul link sotto la foto potrete accedere alla rassegna video

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5490

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